Un bonus di tre anni di contributi previdenziali

babyA metà del secolo ci saranno undici milioni di italiani in meno, in quanto i nuovi nati (20 milioni e mezzo) non compenseranno i decessi (31 milioni e mezzo). Lo dice uno studio dell’Eurostat, relativo all’evoluzione demografica in Europa e in Italia fino al 2050.

Secondo lo stesso studio, il numero degli stranieri nel 2050 sarà schizzato a poco meno di dieci milioni. Ma la popolazione complessiva italiana, malgrado i flussi migratori, diminuirà di oltre cinque milioni di abitanti (nel 2050 sono attesi circa 52 milioni di abitanti). La vita media passerà da 77,4 a 83,6 anni per gli uomini, da 83,3 a 88,8 per le donne. Gli abitanti con più di 65 anni passeranno al 33,6% della popolazione, il numero degli italiani in età attiva (dai 15 ai 64 anni) scenderà a 30 milioni. Conseguentemente, mentre oggi abbiamo un pensionato ogni quattro lavoratori, nella prossima metà del secolo per ogni pensionato ci saranno soltanto due lavoratori. Avremo dunque una popolazione in continuo calo e sempre più anziana, con tutte le inevitabili conseguenze economiche, sociali, culturali.

Di «tentato suicidio demografico» parla il candidato al Parlamento (Lista Civica, collegio Lombardia 2) Mario Sberna: «per mantenere l’equilibrio demografico nel paese – osserva Sberna – ogni donna dovrebbe mettere al mondo 2,1 figli, in Italia ne mette al mondo, in media, poco più di uno».

Come invertire, dunque, la rotta?

«Occorre investire sui figli perché rappresentano il bene più prezioso della nostra società e del suo futuro. È dunque necessaria l’adozione di una seria politica a favore delle famiglie, che da un lato le agevoli in misura crescente in corrispondenza al numero dei figli e, dall’altro, consenta a tutte le coppie di avere il numero di figli che desiderano».

Mario Sberna rilancia una proposta: «riconoscere al genitore che rinuncia al lavoro (o a parte del lavoro) un bonus pari a tre anni di contribuzioni previdenziali per ogni figlio naturale o adottivo che decide di crescere».

Da dove nasce questa proposta?

«La questione, da un punto di vista statistico, interessa soprattutto le donne lavoratrici con figli, che facilmente devono rinunciare alla carriera lavorativa. Anzi, spesso devono ricorrere al part-time (o licenziarsi, volutamente o perché glelo impone il datore di lavoro) per meglio seguire i propri figli. Si arriva così al paradosso per cui alle donne senza figli, che hanno potuto dedicarsi per intero alla carriera, verrà riconosciuta una pensione ben superiore a quella della madre con figli, che per necessità ha dovuto ricorrere al part-time». Ma quei quattro figli non sono solo una scelta personale – osserva Mario Sberna: i nostri figli pagheranno le nostre pensioni e i figli delle famiglie numerose pagheranno le pensioni dei loro genitori, ma anche di coloro che i figli non li hanno avuti o voluti».

 

2 Responses to Un bonus di tre anni di contributi previdenziali

  1. Cesare Palombi says:

    Questa è la battaglia più significativa che va sostenuta a cui affiancherei la questione ISEE e tariffe sociali che considerino i carichi familiari.
    Che ne dici di un convegno a Monza in autunno su questi due argomenti?
    Shalom Cesare Palombi

    • admin says:

      Certo Cesare, volentieri: d’altronde questi sono i “nostri” temi da sempre (e nel Convegno potresti pur parlare tu al mio posto, ché sarebbe la stessa cosa J).

      Un abbraccio a te e Rossella

      Mario

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