Assegni familiari

ASSEGNI FAMILIARI, ITALIA FANALINO DI CODA. MARIO SBERNA: COSI’, CON L’AUMENTO DELLA PROLE, UNA FAMIGLIA DI CETO MEDIO SCIVOLA AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI POVERTA’

L’Italia è tra i Paesi europei con gli assegni familiari più bassi. Non solo, mentre nella maggior parte dei Paesi della UE l’erogazione degli assegni familiari è indipendente dal reddito, in Italia ci sono vincoli ben precisi: anzitutto, l’importo è inversamente proporzionale al reddito. «E quando si parla di reddito, la legge fa riferimento al reddito familiare complessivo – ricorda Mario Sberna, candidato al Parlamento nel collegio Lombardia 2 per la lista civica “con Monti per l’Italia. Questo fa sì che due genitori separati, caricando i figli sul reddito di un solo genitore, godano di assegni familiari molto più cospicui (in molti casi il doppio, a parità di reddito complessivo)». Inoltre – ricorda il nostro – l’assegno è corrisposto solo se almeno il 70% del reddito familiare è prodotto da lavoro dipendente o pensione. Questo impedisce di fatto ai lavoratori autonomi di percepire gli assegni familiari, con una evidente discriminazione che viola addirittura il dettato costituzionale. Oppure, come spesso accade, i lavoratori autonomi sono spinti all’evasione e all’elusione fiscale per riuscire a percepire gli assegni familiari. Tutto questo avviene in spregio a diversi articoli della Costituzione, a partire dall’art. 3 che afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge” fino all’art. 36 che recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione (…) in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.». Eppure le famiglie versano tasse cospicue a questo scopo.

Se questa è la situazione, quale la soluzione?

«Se gli assegni familiari fossero più congrui, si eviterebbe ciò che da qualche tempo accade, e cioè che le famiglie anche del cosiddetto ceto medio, con l’aumento della prole, scivolino al di sotto della soglia di povertà. Esistono però diversi benefici per l’intera società: il più evidente e immediato è la crescita dei consumi. In questo modo la famiglia funge da vero e proprio volano dell’economia reale, con effetti a cascata e protratti nel tempo, quindi strutturali. La crescita dei consumi porta con sé un aumento della raccolta di IVA da parte dello Stato, le cui casse vedono ritornare una parte di quanto erogato».

2 Responses to Assegni familiari

  1. Mattia Saccenti says:

    Sono perfettamente d’accordo.
    Mia moglie è avvocato, abbiamo 4 figli piccoli, il più grande non ha ancora 10 anni, pertanto la sua attività lavorativa le permette un reddito modesto, che per ora è “sotto” la fatidica soglia del 30 % del reddito complessivo famigliare, perciò un poco di assegni famigliari li percepiamo. Molti giovani professionisti, soprattutto donne, per il solo fatto di essere “liberi professionisti” sono considerati alla stessa stregua di chi ha cominciato la professione 30/40 anni fa. Con i tempi che corrono, per questi giovani lavoratori autonomi, e quindi per le loro famiglie, la soglia del 30 % è una cosa veramente assurda e ingiusta. Andrebbe da subito abolita e considerato unicamente il reddito complessivo!

    • admin says:

      La fatica di far capire queste cose è frutto della più assoluta ignoranza sulla vita quotidiana delle famiglie “normali” da parte di chi decide le priorità; è difficile far capire a colleghe e colleghi che, peraltro, non hanno mai fatto l’ISEE una volta sola in tutta la vita, cosa significhino certe percentuali, certe scale, certi valori. Ci provo ma non è una battaglia facile.

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