Anomalia fisco: quando separarsi (fittiziamente) conviene

I padri costituenti l’avevano promesso: lo Stato aiuterà la formazione della famiglia «con misure economiche ed altre provvidenze». Ma i loro posteri quella promessa non l’hanno mantenuta: e non poche coppie che anni fa privilegiarono le ragioni del cuore convolando a nozze, adesso ci han ripensato, decidendo di dividersi sulla carta per pagare meno Irpef, riscuotere l’integrazione al minimo della pensione o anche per usufruire gratis o a prezzi stracciati di un servizio sociale erogato dal Comune. O semplicemente decidono di non sposarsi, restando coppie di fatto

L’Associazione nazionale famiglie numerose ha lanciato, di recente, un sondaggio, chiedendo a tutti gli internauti: avete mai pensato di divorziare (o separarvi) per risparmiare sulle tasse? Il 43,12% dei votanti ha risposto «sì e lo faremo (o lo abbiamo già fatto)», il 20,07% «no, ma potrebbe essere un’idea». Commentando questi dati nel suo house organ, Test positivo, Anf conclude con le parole di Dante Alighieri che, a proposito della nota vicenda del conte Ugolino della Gherardesca, scriveva: «Più dell’onor poté il digiuno».

«Il fisco è sempre più elemento decisivo anche nella scelta del tipo di rapporto legale tra persone dello stesso nucleo» commenta Mario Sberna. «È chiaro che per determinare un risparmio d’imposta apprezzabile – sostiene il candidato al Parlamento – è necessario che il reddito percepito dal contribuente che sostiene il nucleo sia di importo significativo». Nel caso di una famiglia monoreddito che dichiara intorno agli ottantamila euro di imponibile l’anno, una falsa separazione può fruttare oltre cinquemila euro di risparmio sul fisco.

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