Quelle culle da riempire

Da almeno due secoli, a partire dai tempi di Malthus e dalle sue teorie sulla popolazione, sembra che nel nostro Occidente alberghi un pensiero fisso: ridurre la natalità.

La popolazione cresce ad un tasso geometrico (4×4), diceva Malthus, mentre la produzione di cibo cresce ad un tasso aritmetico (4+4). Una teoria vecchia di duecento anni, falsa, e smentita dalla storia. Guardando anche solo gli ultimi 40 anni, il tasso di incremento della popolazione mondiale è passato dal 2,1% del 1965 al 1,3% odierno, malgrado la percentuale di popolazione riproduttiva sia decisamente aumentata. Insomma, niente moltiplicazione geometrica della popolazione. E i mezzi di sussistenza? Negli ultimi 30 anni, dati FAO, la produzione di alimenti è aumentata del 30% e il tasso di produzione di cibo pro-capite è aumentato del 40%, molto più velocemente della popolazione,. E solo il 40% delle terre potenzialmente agricole sono oggi coltivate.

Eppure, i seguaci di Malthus prosperano: l’Agenzia governativa americana che si occupa di controllo delle nascite è la più sovvenzionata dopo l’Agenzia che si occupa di guerre. Ma il risultato finale è lo stesso: la morte.

Malthus e i vari sostenitori della bomba demografica non sembrano contemplare l’ingegno dell’uomo, l’aumento di produttività, gli avanzamenti tecnologici e la scoperta di nuove risorse. E nemmeno una semplice realtà storica: l’umanità progredisce quando il tasso di natalità è alto, regredisce quando è basso. Non è la scarsità della popolazione a garantire la ricchezza di un paese, ma la sua governabilità., la sua efficienza, il suo senso di intraprendenza e di futuro.

L’Italia del boom economico aveva almeno tre o quattro figli in ogni famiglia: operai e agricoltori che si comprarono la casa, l’auto, le vacanze al mare. Oggi, e con un solo figlio, compri solo debiti.  Eppure l’Italia dell’indice di natalità all’1.4, tra i più bassi del mondo dedica risorse ridicole al sostegno delle famiglie – e quindi della natalità- : l’1,4% del PIL, contro il 3,7% della Francia e il 2,2% della media europea.

C’è una diretta correlazione tra andamento demografico e crescita/declino/caduta: gli immigrati possono solo, e solo per qualche tempo, “metterci le pezze” (in tutti i sensi). Ma poi, il declino del Bel Paese, senza figli, sarà inesorabile e irreversibile. Senza “ricambio”, senza “consumatori”, senza “manodopera”, siamo senza futuro. E’ ora di tornare a riempire le culle.

 

Mario Sberna

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