Mass media: più tutela per i nostri bambini

tv_addictGrandi assenti nel dibattito preelettorale, i contenuti. <<Si parla di banche, di tasse, di Imu, Germania si, Germania no. Ma I grandi temi da affrontare per ridare fiducia e speranza di futuro al nostro Paese rimangono stranamente (?) non detti.>> afferma Mario Sberna, candidato per Scelta Civica alla Camera.

Non si parla di cultura, denuncia oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, ma non si parla nemmeno di scuola, di famiglia, di giovani, dell’infanzia.

Le statistiche ci dicono che siamo un paese vecchio e stanco, dove fare figli è un lusso per pochi incoscienti, prontamente puniti da un fisco miope e ingiusto. I bambini sono un peso, da sistemare in qualche modo, un fastidio, un costo.

<<Abbiamo smarrito una cultura dell’infanzia, non c’è vero rispetto per l’unicità dei nostri bambini, per le loro esigenze e per I loro diritti. Quasi un minore su quattro è a rischio i povertà. Ma non è solo una questione economica.>>

Nel disinteresse generale e nonostante gli appelli del Forum delle Associazioni familiari, da oltre un anno è fermo l’unico organismo che si occupa di tutelare I nostri figli dallo strapotere dei media: nessuno ha rinnovato le cariche nel Comitato Media e Minori che dovrebbe controllare che in tv non passino scene e contenuti lesivi per la crescita, la sensibilità e la dignità dei bambini.

Perché? <<Non è certo una questione di mancanza di fondi.>> risprende Sberna<< Semplicemente non gliene importa niente a nessuno. Altrimenti qualcuno avrebbe notato che è davvero strano che il comitato fosse parte del ministero dello Sviluppo e dell’Industria. Cosa c’entra l’industria con la tutela dell’infanzia?Niente, appunto. C’entra piuttosto con gli interessi di chi la televisione la produce…>>

Eppure in Italia abbiamo anche una Commissione bicamerale per l’infanzia che dovrebbe essere collegata all’Osservatorio nazionale dell’infanzia. Non lo sapevate? Certo, perché da tempo hanno perso peso, autorevolezza e contatto con il mondo associativo. La lottizzazione politica dilaga e anche il Garante per l’Infanzia, figura chiave della tutela dei minori per come è concepita nel resto d’Europa, arrivata in Italia dopo una gestazione lunghissima, fatica a ritagliarsi un ruolo e un’autorevolezza. Solo recentemente è stato varato un Regolamento dell’Ufficio, ma siamo ancora lontani da quel lavoro di promozione di una cultura per l’infanzia che pure dovrebbe svolgere.

<<Così I nostri bambini restano alla mercé degli interessi dei grandi media, dove le logiche di mercato e gli interessi degli adulti prevaricano quella dei minori, in barba alla Convenzione Onu dei diritti dei fanciullii e alle norme del buon senso. E guai a cercare di cambiare lo status: c’è subito chi grida alla censura, alla limitazione della libertà di espressione. >>

Ma ai nostri bambini, chi ci pensa?

<<Le associazioni fanno del loro meglio: il Consiglio Nazionale degli Utenti presso l’Agcom, cerca di smuovere muri di gomma, inoltrando segnalazioni, facendo audizioni, cercando contatti. Ma non basta. Occorre un intervento da parte delle autorità per mettere ordine ad una materia delicata da cui dipende l’educazione e il benessere delle nuove generazioni che con I media, nuovi e vecchi, stanno crescendo. Una responsabilità precisa a cui non dobbiamo sottrarci.>>

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