Esperienza di affido, diamanti in miniera

brotherhood_at_sunset__2Non è facile fare i genitori oggi, ma i genitori affidatari o adottivi raccolgono una sfida in più, più grande e pesante per i nostri tempi: la sfida della giustizia e della solidarietà. L’impegno che viene chiesto a queste famiglie non trova altra giustificazione che quella di aver avvertito e raccolto, tra l’indifferenza dei molti, l’urlo di dolore degli ultimi, dei più bisognosi.

L’affidamento e l’adozione familiare sono davvero un luogo privilegiato della familiarità cristiana, che significa vivere tutti i giorni nell’affettività calda delle relazioni personali. Senza questo ‘calore’ nessun bambino può crescere, svilupparsi, costruire la propria identità. Il futuro dei 30.000 minori in Istituto oggi in Italia ci deve, allora, interpellare.

Nel nostro Paese esiste una drammatica e stridente situazione: se da un lato crescono le donazioni ad organismi di tutela dei minori e una crescita delle adozioni a distanza, dall’altro permangono grandi resistenze ad aprire le porte delle proprie case ai piccoli e ai bisognosi. L’affidamento familiare e l’adozione sono uno strumento impegnativo, che richiede un ‘investimento’ forte di idee, di sentimenti, di emozioni, un investimento forte anche di risposta di fede.

I bambini lasciati per anni in situazioni difficili, diventano gli adulti difficili di domani; i bambini trascurati di ieri sono i cittadini assistiti di oggi, con il marchio della emarginazione che si tramanda come un peccato di generazione in generazione.

Dobbiamo avere la forza di spezzare questa catena di sofferenza, la forza di lasciare entrare qualcuno nella nostra vita di coppia, qualcuno per il quale non abbiamo versato lacrime di gioia quando è venuto al mondo. Qualcuno che, quando entra per la prima volta nella nostra casa, non riconosce il nostro odore, non conosce la nostra storia, non ha il coraggio di entrare nel nostro lettone quando arrivano i mostri della notte a ricordargli un passato ancora troppo doloroso. Qualcuno che non ha nei suoi occhi la forma dei nostri occhi, nella sua bocca la forma della nostra bocca, nei suoi capelli il colore dei nostri capelli.

Accogliere un bambino è come scavare in una miniera senza l’aiuto di una lampada: sappiamo che vi si nascondo dei diamanti, ma la ricerca sarà lunga e faticosa, ci saranno cadute e scivoloni su percorsi umidi e scuri, perdendosi spesso nel labirinto degli scavi, dispiegando una grande quantità di energie fisiche ma soprattutto mentali ed emotive.

Per quanto ci riguarda, in questa miniera, abbiamo trovato diversi splendidi diamanti che ci riportano sempre al senso profondo di questa esperienza di vita. A volte grezzi, a volte appuntiti, magari tagliati male, con le loro luci e le loro ombre mescolate alle nostre luci e alle nostre ombre: quei diamanti ora hanno un nome e un volto familiare.

Le loro storie con noi non sono le storie del miglior affidamento possibile o della migliore adozione possibile, non sono nemmeno la migliore storia a lieto fine mai scritta perché siamo coscienti della nostra imperfezione. Ma pensiamo che la relazione affettiva che si è instaurata tra di noi non è misurabile né quantificabile; è qualcosa di molto, molto grande che rende straordinariamente ricca ogni esperienza di accoglienza. Là dove si crea un rapporto d’amore, si è costruito certamente qualcosa che, comunque vada, ha sempre a che fare con qualcuno di infinitamente grande, qualcuno di infinitamente giusto, qualcuno di infinitamente buono. Ha sempre a che fare con Dio.

Mario Sberna

2 Responses to Esperienza di affido, diamanti in miniera

  1. Maria Assunta Campana says:

    Sacrosante parole Mario!
    Ciao, sono Mariassunta, la mamma di Silvia e di altri 4 meravigliosi ragazzi; ti ricordi di noi?
    Approvo in pieno quanto tu dici riguardo a quest’argomento e io e mio marito, dopo aver visto fiorire sotto i nostri occhi la nostra piccola principessa, siamo più che mai convinti di ciò, per cui, attingendo forza da nostro Signore, ci siamo buttati in un’altra avventura proponendoci ai servizi sociali come famiglia affidataria e nello stesso tempo iniziando un altro percorso adottivo.
    Purtroppo ci siamo scontrati con persone e modi di vedere completamente diversi che ci hanno fatto e ci stanno facendo tanto soffrire e cioè “ma come, con 5 figli di cui due disabili hanno il coraggio e l’incoscienza di prenderne un altro?” e giù ad ostacolarci in tutti i modi. Ma noi ci chiediamo: è meglio l’istituto al calore di una famiglia ingombrante ma dove regna l’amore e la felicità? Qual è il loro punto di vista? Tengono effettivamente conto di ciò che serve veramente a un bambino per crescere al meglio? In casa di mio padre erano in 13 e non erano certamente i tempi nostri ma non mi sembra siano venuti fuori tanto male.
    Scusa lo sfogo e so che in questo momento hai altre cose a cui pensare ma credimi, l’ottusità di chi invece dovrebbe pensare al bene di questi “uomini” del domani ci sta facendo tanto soffrire.
    Comunque sarà quel che deve essere e sono sicura che nostro Signore conosce il meglio per ognuno di noi molto meglio di noi stessi.
    Ti saluto caramente e ti auguro ogni bene in questa tua nuova avventura certo che sarai sempre sostenuto dalla nostra preghiera
    Con affetto
    Natale e Maria Assunta

    • admin says:

      Cara, dolce Mariassunta, come potrei dimenticarmi di te, della tua straordinaria famiglia, della vostra generosità e affetto smisurati? E, soprattutto, come potrei scordare la dolcissima e affascinante (sì, lo spirito ne è affascinato!) Silvia? Vi porto nel cuore, come tutte le famiglie numerose, ancor più quelle che sanno trasformare la fatica in gioia, esempi luminosi di come la Grazia agisca e porti frutti benedetti. Grazie per le belle parole, grazie per le tue riflessioni; spero di rivedervi e abbracciarvi presto e, scusandomi per il grave ritardo col quale vi ho risposto, anche da parte di Egle vi giunga il più affettuoso e riconoscente abbraccio fraterno,
      Mario

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