Il saluto alle famiglie numerose

Brescia, 12/01/2013

Al Consiglio Direttivo dell’Associazione nazionale famiglie numerose
A tutte le famiglie associate

Con la presente rassegniamo con effetto immediato a far data da oggi e in maniera irrevocabile le nostre dimissioni dal ruolo di presidente dell’Associazione nazionale Famiglie numerose.

Firmato: Egle e Mario Sberna.

Inizia così, con questa dichiarazione formale eppure sostanziale, l’ultimo scritto col quale vi raggiungiamo. Egle sta facendo i compiti con Aurora e Emanuel, dopo aver rassettato la cucina. Io sono qui, davanti al PC come tante, forse troppe volte, in questi anni. Però ho le lacrime agli occhi e la testa che scoppia. Non so cosa ne verrà fuori e se sarò capace di passarvi i sentimenti di Egle e miei; a voi l’impegno, che è sempre una missione, di “esaminare ogni cosa e tenere ciò che è buono”. Solo ciò che è buono. Il resto buttiamolo, non serve, fa solo male: lasciamolo, lasciatelo andare.

Dunque qui e ora si conclude la nostra avventura: qualunque sia l’esito delle elezioni di febbraio, il compito di indicare la rotta alle famiglie numerose associate non sarà più il nostro. Qui e ora finisce anche l’utilizzo della posta elettronica dell’Associazione, la firma sul conto e su tutti i documenti, gli annessi e i connessi al prezioso ruolo che l’assemblea degli iscritti, con tanto amore e fiducia, ci aveva affidato.

Non finiscono però la festa, il sogno, la condivisione, la comunione, l’impegno. Non possono finire perché la nostra vita è in maniera indelebile e indivisibile legata a quella delle famiglie numerose di cui facciamo parte, e alle famiglie di tantissimi fra voi che ci hanno ospitato nelle loro case, dalla Sicilia all’Alto Adige: che hanno pranzato con noi, dormito con noi, sognato con noi, vissuto con noi, amato con noi. Tutto questo non avrà mai fine perché l’amore supera ogni confine, ogni limite.

Un autore che Egle ed io abbiamo gustato fin dalla giovinezza, Leo Buscaglia, così scriveva nel suo bel libro “Vivere, amare, capirsi”: A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi; a piangere c’è il rischio di  essere chiamati sentimentali; a stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere; a esporre le idee e i sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui; ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti; a vivere c’è il rischio di morire; a sperare c’è il rischio della disperazione e a tentare c’è il rischio del fallimento. Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla. La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. La vita è il dono che Dio ci fa: una vita vissuta è il mio dono a Lui. E una vita sprecata è il peccato.

Oh che anni di risa, di lacrime, di contatti, di trasparenza, di sogni e ingenuità, di amore, di vita e anche di morte, di disperazione, di fallimenti, di speranza! Anni di vita vissuta, cercando di costruire bene e comunione, godendo con voi e tra voi la gioia dell’amore reciproco.

La lettera che vi abbiamo scritto prima di questa, era quella del Natale. Tra le centinaia di risposte ricevute, affettuose e per le quali ringraziamo ancora, me ne viene in mente una che diceva più o meno così: “Sapete, noi non siamo credenti e ci siamo iscritti solo per convenienza: la tessera dà la possibilità di cambiare l’auto e andare al supermercato con grande vantaggio. Bene. Poi abbiamo visto che vi davate da fare coi governanti nei Comuni, nelle Regioni e pure nello Stato. Bene. Poi abbiamo saputo che lo facevate gratuitamente, solo per gli altri e senza nulla pretendere. Bene. Ma perché? Mai  avremmo pensato che una lettera ricevuta per mail ci facesse pensare al discorso su Dio. Eppure è stato così. La vostra lettera era la risposta a quel “perché”.
Siamo andati da un prete qui vicino e gli abbiamo detto: insegnaci qualcosa perché c’è qualcosa che dobbiamo scoprire. Grazie Mario e Egle perché lo stiamo scoprendo ed è entusiasmante”.

In questa lettera c’era tutta ANFN, tutti i nostri “responsabili”, “direttori”, “famiglie delegate”, “coordinatori”, “consiglieri”: c’erano tutti costoro, così tanti, così bravi, così ricchi, così appassionati, che hanno dedicato ore e ore e ore gratuitamente agli altri, rischiando, soffrendo, sperando, gioendo insieme. Che hanno conquistato quelle convenzioni, che hanno costruito quelle relazioni sia umane che politiche, che hanno offerto in convegni e incontri tutta la ricchezza dei valori che portiamo in seno; che soprattutto hanno pregato e lodato insieme. Sono i frutti dell’essere famiglia di famiglie. Tutto questo continuerà ancora e porterà altri frutti perché davvero noi due soli eravamo nulla ma insieme siamo stati molto. Questo “insieme”, anche senza di noi, continua: perché è benedetto dal Signore.

Noi invece iniziamo, non soli, mai soli, un altro cammino. Abbiamo chiesto che almeno sette associati entrassero in lista, in posizioni “sicure”; abbiamo proposto, atteso e ricevuto il diniego: solo uno. Ne valeva la pena? Non era meglio dire: “No, grazie”? Chissà: la vita è un dono e un rischio. Il Consiglio ha pregato, ha riflettuto, ha deciso all’unanimità: “grande rischio, sforzi, fatiche, impegni. E’ una via difficile, una via in salita: allora è una buona via. Andiamo”. Giovedì sera alle ore 18, dopo aver sentito per l’ultima volta il parere di Egle e di ognuno dei miei figli, ho detto sì.
Venerdì sera la lista è stata resa nota e subito dopo è partita la comunicazione del Consiglio alle famiglie associate, seguita stamane da quella di Giuseppe e Raffaella Butturini, i nostri presidenti alle cui mani calde e grande cuore affidiamo la cura dell’Associazione fino alla scadenza naturale del mandato.

Ora qualcuno tra voi sostiene la scelta, qualcuno già la osteggia. Siamo grati ai primi e ai secondi, tutti capaci di dimostrare nei fatti come la nostra sia una famiglia di famiglie. Moltissimi tra i primi ci conoscono personalmente, alcuni da anni ormai, ed è sempre bello sentirli amici sinceri nella difficoltà e nel tremore. Ai secondi diciamo grazie per le espressioni sincere, i dubbi, le perplessità. Vorremmo rispondervi tante cose: non abbiamo chiesto nulla, chiunque altri ce l’avesse chiesto avrebbe avuto nomi sgraditi alle sensibilità di ognuno, un partito familiare era in nuce da tempo e dunque la presenza nel panorama politico sarebbe stata solo questione di tempo, in ogni lista si rappresentano industriali, magistrati, sindacalisti, omosessuali ma chi viene dall’associazionismo puramente familiare no, non c’era. Vorremmo dire e raccontare di nuovo quanto è costato, in tutti i sensi, prendere giorni di ferie e andare a Roma 147 volte in questi anni per elemosinare attenzione e appuntamenti spesso non rispettati, e che ora si può finalmente saltare almeno un passaggio, quello più faticoso peraltro. Tuttavia non riesco a rispondere per bene e raccontare. Perché tanti di quei dubbi e perplessità sono esattamente i nostri. Tuttora.

Non tanto per la nostra vita familiare; dopotutto proprio per ANFN eravamo abituati da anni a dedicare tempo, serate, giornate: è la missione. Men che meno per la questione lavorativa: sto benissimo dove lavoro e lo faccio con grande gioia e passione ma penso che anche il lavoro politico sarà altrettanto appassionato. Nemmeno si può parlare di tentazioni: l’importo della mia busta paga, pubblicata tempo fa sul sito, è noto e tale resterà. Noi non vogliamo cambiare la nostra classe sociale, noi vogliamo restare con l’auto economica, pagare il mutuo dell’unica casa, fare la coda in stazione per un biglietto, dal medico per una visita, all’ASL per fare l’ecg o al CAF per compilare l’Isee. Non puoi ricordare la fatica del quotidiano se cambi classe sociale. Perciò saranno esattamente quelli di prima i soldi che entreranno in casa se eletto: gli altri denari di un “onorevole” sono il furto che la classe politica ha perpetrato per decenni nei confronti dei poveri e delle famiglie e ai poveri e famiglie devono tornare: saranno lì, tutti, in trasparenza, utilizzati da Rosaria e Salvatore, per esempio, nel nostro progetto “Aiutiamoci”, per pagare bollette e affitto di chi merita più dignità e rispetto.

Nessun dubbio nemmeno sulla volontà o il coraggio: nulla mi impedirà di schiacciare un bottone quando necessario e così nessuno mi obbligherà a schiacciare un bottone quando facendolo la vita, dal suo concepimento alla morte naturale, o la famiglia, cellula vitale della nostra società, potrebbero essere minacciate. Nessun dubbio, e non è presunzione, nemmeno sui contenuti o sulle competenze: abbiamo scritto insieme libri e documenti a iosa in questi anni, so quale strada percorrere per la giustizia, la verità, il bene comune. E c’è il mio programma politico in fondo a questa pagina, che anni fa qualcuno tra voi mi aveva donato per mail, oltre alla nostra Carta dei Valori che ho scritto anch’io e dunque conosco bene.

E allora, cosa mi fa soffrire? Non so, non sappiamo. So solo che nella carne c’è dolore, negli occhi lacrime, nelle mani tremore e scrivere ora è la cosa che mi riesce meno facilmente. Mentre quella più facile, più sincera, più serena è pregare. E allora, care famiglie, abbracciate e desiderate una ad una in questi anni, guardate con affetto e amore, cresciute ogni giorno nel numero e nella qualità (e che gioia, ogni, volta, quando qualcuno mi diceva: aggiungi un posto a tavola, siamo incinti!), lasciateci nella nostra preghiera e, per chi crede, uniteci nella vostra preghiera. E’ il solo buon viatico che desideriamo per questo viaggio.

Sempre con tutti voi nel cuore, tutti e ciascuno, grati infinitamente per il grande bene che ci avete voluto, vi abbracciamo con affetto, amicizia, pace.

Mario e Egle Sberna
marioegle@davide.it

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata.
Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita.
Ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio viene abbandonata all’egoismo umano e affermeremo
l’indissolubilità del vincolo coniugale.
Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche e
riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell’individuo ma per quello della società.
Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e
l’energia per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia.
Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo
che essi sono degni di amore,di cura e di rispetto.

GIOVANNI PAOLO II

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