La lettera di Mario agli elettori

Mi permetto scrivervi questa lettera in quanto siete parte dello stesso mondo umano solidale dal quale provengo e che è proprio della Chiesa, delle famiglie e delle famiglie numerose in particolare, delle Missioni e del volontariato sociale.
Il 24 e 25 febbraio saremo chiamati a votare per il rinnovo del nostro Parlamento. Su invito di carissimi amici e amiche, veri testimoni nel campo della solidarietà e dell’apertura alla vita, ho accettato la candidatura alla Camera dei Deputati propostaci dalla Lista Scelta Civica con Monti per l’Italia. Una lista non connotata ideologicamente secondo i vecchi schemi bipolari destra/sinistra, composta esclusivamente da persone che provengono dalla società civile, e dalla coscienza libera e forte. Unica Lista, quella del Prof. Monti, che ha chiesto esplicitamente l’adesione ad un rappresentante  dell’associazionismo familiare di ispirazione cattolica: è un fatto significativo, al di là dei proclami elettorali sulla famiglia che ascoltiamo nei partiti e delle promesse sistematicamente smentite o dimenticate – basti pensare al quoziente familiare – una volta giunti al potere.
Non è stata una scelta facile: il lavoro che svolgo presso l’Ufficio Missionario e il Seminario vescovile assorbe molte delle mie energie, così come l’impegno presso la Cooperativa sociale di inserimento lavorativo per persone svantaggiate che coordino; la passione per la vita e la famiglia, per la dolce mia sposa Egle e per i nostri amatissimi figli, per tutte le famiglie numerose e i loro bambini – un vero futuro di questo Paese! – sembravano buonissime ragioni per rinunciare a questo invito. Ma è pur vero che il Concilio Vaticano II ha chiesto ai laici un impegno concreto per orientare le cose del mondo secondo il sogno di Dio e che la politica è, se orientata al bene comune, “tra le forme più perfette di carità”, come ebbe ad insegnare Paolo VI.
Purtroppo predomina ancora l’idea che la fede sia una cosa, la politica un’altra. Che il cristiano debba chiudersi in un angolo buio della propria casa o chiesa a parlare con Dio; e che la politica sia una cosa malata quando non sporca. Come se Dio non lo incontrassimo, quasi faccia a faccia, proprio nel mondo, tra la gente, nella gente. Come se non lo incontrassimo, più chiaramente, proprio ove la gente è più malata, più sofferente, più offesa. Come se non fossero le scelte politiche ad orientare la società verso la giustizia, la bontà, la verità, la solidarietà, la comunione, la condivisione, la vita.
Attività politica non può significare accumulo personale di potere e tanto meno di denaro: a questo proposito confermo fin d’ora che non accetterò un solo euro in più di quel che è il mio attuale stipendio mensile e il resto andrà tutto, ma proprio tutto, a chi ha bisogno. Non cambierò il nostro stile e tenore di vita familiare perché solo restando nella propria classe sociale si possono continuare a vivere le medesime fatiche e insieme alimentare sogni e nutrire gli stessi sentimenti di condivisione, accoglienza, amicizia, solidarietà. Conosco i bisogni delle famiglie, dei giovani, degli anziani. Li conosco perché li vivo ogni giorno, in coda alle Poste o alla cassa del Supermercato, al CAF per compilare l’ISEE, conosco l’attesa e il costo per una visita medica specialistica, gli aumenti delle bollette; conosco la difficoltà di un giovane per trovare lavoro, di un anziano per quadrare i conti, la fatica di una madre per lavorare e insieme crescere col marito i figli. E conosco anche qualche soluzione politica giusta e solidale, pensata con tante altre famiglie che vivono sulla loro pelle i morsi della crisi, mentre altri indegnamente vivono tra lussi, volgarità e spregio del dolore e della fatica.
Attività politica dunque come servizio agli altri, in particolare a chi soffre, a chi è oppresso, a chi è escluso, emarginato, abbandonato.
Di conseguenza se ritenete che gli anziani, i malati, i portatori di handicap, siano un peso improduttivo per la società e non una preziosa risorsa per crescere nella condivisione, allora non votatemi; se ritenete che la famiglia non sia il cuore pulsante della società e che al suo sostegno, difesa e promozione debbano guardare tutte le politiche nazionali, allora non votatemi; se pensate che il matrimonio possa essere qualcosa di diverso da un uomo e una donna che si amano per tutta la vita e che soli possono crescere, insieme, i figli che ricevono in dono, oh, no, proprio non votatemi; e se non pensate che i bimbi siano il nostro futuro o che il lavoro per i nostri giovani sia una vera emergenza e assoluta priorità, allora non votatemi; se non trovate inique e ingiuste le tariffe dei servizi pubblici o la fiscalità che opprime chi è degno e che sostiene chi non lo è o se pensate che le pensioni d’oro o gli stipendi d’oro siano qualcosa di accettabile e immodificabile, allora non votatemi. Se pensate che la
vita non debba essere difesa sempre, dal concepimento alla morte naturale, allora non votatemi: perché non mi rassegnerò mai a vivere in un Paese che uccide i suoi figli fin dal ventre delle madri.
Se invece, e ne sono certo, pensate ad una società a misura di famiglia, colma di solidarietà, sussidiarietà e condivisione, allora proviamoci, insieme: con questa pessima legge elettorale non si può mettere il nome del proprio candidato; tuttavia, barrando sulla scheda rosa per la Camera dei Deputati il simbolo della Scelta Civica con Monti per l’Italia, avrete contribuito col vostro voto a farmi portare le istanze della famiglia, cellula vitale della società, in Parlamento.
Grazie, un abbraccio fraterno
Mario Sberna

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