Perché mi candido

Perché rischiare la faccia?

«Il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla».
Mario Sberna ricorre a Leo Buscaglia e al suo libro «Vivere, amare, capirsi» per spiegare la sua scelta di candidarsi alle prossime elezioni politiche. Lo fa in una lettera in cui comunica agli iscritti dell’Associazione nazionale famiglie numerose la sua decisione di dimettersi dalla carica di presidente del sodalizio.
« Un autore che Egle ed io abbiamo gustato fin dalla giovinezza, Leo Buscaglia, così scriveva nel suo bel libro “Vivere, amare, capirsi”: A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi; a piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali; a stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere; a esporre le idee e i sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui; ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti; a vivere c’è il rischio di morire; a sperare c’è il rischio della disperazione e a tentare c’è il rischio del fallimento. Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla. La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. La  vita è il dono che Dio ci fa: una vita vissuta è il mio dono a Lui. E una vita sprecata è il peccato».
«Non era mia intenzione candidarmi, ma come cattolici, interpretiamo la chiamata come un segno: “sia fatta la volontà”»: così Mario  Sberna in una intervista a «Bresciaoggi».
Sberna racconta di avere rifiutato, in un primo momento, la proposta di salire in politica. Ma di essersi poi ricreduto, spinto dall’entusiasmo del suo vice Giuseppe Butturini, docente a Venezia, e da tre sostenitori: l’ex leader delle Acli Andrea Olivero, il ministro Andrea Riccardi, il presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dallai.
L’approvazione è venuta anche dai cinque figli (uno in affido) e dalla moglie Egle «che ha posto quale paletto che non cambi il nostro tenore di vita» dice il candidato. E spiega che tratterrà per sé i 2500 euro circa che guadagna adesso in diocesi e nella cooperativa «Cauto», destinando tutto il resto all’associazione e ai poveri. «I politici non conoscono la sofferenza della gente, delle coppie come noi con un figlio che, a 18 anni, non lavora e non studia, per il quale vengono tolti gli assegni famigliari. Bisogna restare in mezzo agli italiani per capirne i bisogni».
L’ultimo incontro con Mario Monti non era stato poi così idilliaco. Al Festival della famiglia di Riva del Garda, duecento bambini si erano allontanati non appena il presidente del Consiglio aveva preso la parola, mentre i genitori stavano in piedi in segno di protesta «contro gli ostacoli sulla vita delle famiglie».

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