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ISTAT, IL TASSO DI POVERTA’ STABILE. SBERNA: MA LE FAMIGLIE NUMEROSE SOFFRONO ANCORA TROPPO

dan-4Dopo due anni di aumento, nel 2014 l’incidenza della povertà assoluta in Italia si mantiene stabile. Lo rileva l’Istat nell’indagine sulla spesa delle famiglie: 1 milione e 470 mila famiglie (5,7% di quelle residenti) è in condizione di povertà assoluta (per un totale di 4 milioni e 102 mila persone).
La povertà assoluta è più alta al Sud (interessa l’8,6% delle famiglie), meno al centro (4,8%) e al nord (4,2%). Migliora la situazione economica delle coppie con uno o due figli: l’incidenza di povertà passa dall’8,6% al 5,9%. «C’è poco da stare allegri»  commenta il deputato Mario Sberna «ancora oggi le famiglie, specie quelle più numerose, per sopravvivere stanno facendo molti tagli. Anche al budget destinato alla spesa alimentare». «È fin troppo ovvio, osserva Sberna – che investire sulla crescita è fondamentale, ma dovrebbe essere chiaro a tutti che, per invertire davvero la rotta, occorrerebbe investire sulle famiglie e in particolare su quelle che generano figli, ossia il futuro del Paese, con misure mirate, realistiche e sostenibili contro la povertà». Secondo una indagine dell’associazione nazionale famiglie numerose, il budget a disposizione di una famiglia numerosa è sufficiente, in media, fino al 17 o 18 del mese. «Al resto, pensa la provvidenza».

 

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PASSA LA RIFORMA SULLA SCUOLA. NON CON IL VOTO DI MARIO SBERNA. ECCO I MOTIVI

 

genitori a scuola con figli

Mario Sberna – e il collega del gruppo «Per l’Italia – Centro Democratico» Gianluigi Gigli non hanno partecipato, questa mattina, al voto sul maxiemendamento al disegno di legge sulla scuola.

Della riforma condividono gli obiettivi: la valorizzazione del merito degli insegnanti, la valutazione del loro lavoro, l’autonomia scolastica, il superamento della concezione statalista, e – finalmente –  la possibilità per le famiglie che scelgono di mandare i loro figli alle scuole paritarie (dall’infanzia alle superiori) di poter detrarre fino a 400 euro all’anno a studente (per un risparmio di circa 80 euro).

«Lamentiamo, semmai, un’eccessiva timidezza nel perseguire quegli obiettivi ed un certo loro annacquamento nel corso dell’iter parlamentare» osservano i due parlamentari.

Tuttavia Sberna e Gigli non se la sono sentita di votare la riforma, pur appartenendo alla maggioranza che sostiene il governo, perché nel maxiemendamento è entrato a far parte un articolo, il 16, ambiguo, che « a nostro giudizio dà la possibilità ai dirigenti scolastici di introdurre nelle scuole l’insegnamento di una lettura antropologica ispirata ai gender studies».

IL TESTO

Per accorgersene, occorre andare alla fonte e dotarsi di pazienza. Ecco cosa dice il testo: « Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013».

L’articolo così com’è scritto è poco comprensibile. Rimanda ad altre normative, il decreto 93/2013 e la legge 119/2013. Leggiamoli. Tra le tematiche indicate dall’articolo 5 si fa riferimento al «Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere». A pagina 18, al punto 5.2 c’è scritto: «Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica». «Ecco, è su quel rispetto dell’orientamento sessuale – osserva Mario Sberna – che si gioca l’ambiguità. Ad una prima lettura tutti d’accordo. Anche perché inserite all’interno di una legge nata con il dichiarato intento di contrastare il femminicidio, che io stesso – convinto della superiorità delle donne rispetto a noi uomini – ho votato. Salvo poi accorgermi che non è raro trovare insegnanti o dirigenti scolastici un po’ ideologizzati che, facendo forza anche su quelle poche parole, usano argomenti opinabili per superare gli stereotipi di genere. Finendo con il negare le diversità tra uomini e donne (che pure ci sono) e, in questo modo, promuovendo la possibilità di passare da un sesso all’altro secondo la sensibilità… del giorno».

Alcuni deputati di Area popolare avevano intavolato con il ministro Giannini una trattativa, strappando la promessa di una circolare sulla libertà educativa

«È vero. La circolare è arrivata prima della discussione alla Camera. In essa si riconosce alle famiglie il diritto/dovere di conoscere i contenuti del Piano di offerta formativa prima dell’iscrizione a questo o quell’istituto. Alle famiglie che hanno un figlio iscritto ad una scuola secondaria è anche chiesto di sottoscrivere formalmente il Patto di corresponsabilità educativa, previsto dal Dpr 235 del 2007, su cui le scuole hanno l’obbligo di fornire informazioni dettagliate. Nel Pof devono entrare le attività curriculari e quelle extracurriculari, ma per la partecipazione a quelle extracurriculari, che sono facoltative, è necessario il consenso informato dai genitori».

Dunque?

«Una circolare importante, perché richiama alla corresponsabilità educativa e a una sorta di ‘obiezione di coscienza’ possibile per i genitori. Ma che non ci fa dormire, comunque, sonni tranquilli. Perché la riforma è ormai passata, e con essa l’ articolo 16 che rimanda ad una legge rivelatasi alla prova dei fatti ambigua. Noi, come sempre, abbiamo fatto una scelta secondo coscienza: non ci sentivamo di votare la riforma così com’era scritta nella sua versione definitiva. E non abbiamo partecipato al voto. Spero solo che questa vicenda insegni a tutti una cosa…

E cioè?

«La circolare esplicativa ribadisce quanto sia importante, per un genitore, partecipare attivamente alla vita dell’istituto scolastico frequentato da tuo figlio. Bene. Adesso sta ai genitori esercitare questo diritto/dovere. Non sempre i genitori hanno colto le possibilità che la scuola dà loro di partecipare alle decisioni. Prova ne è la difficoltà che si incontra nel reperire un genitore disponibile a candidarsi come ‘rappresentante’ nella classe o nell’istituto del proprio figlio».

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Mario Sberna: “Bene governo su no pignorabilità prima casa”

Img620_casaimpigniorabile“Rendere impignorabile la prima casa in caso di insolvenza dovuto alla perdita del posto di lavoro è un atto di solidarietà sociale. Diamo atto al governo di aver dimostrato una certa sensibilità rispetto al dramma di migliaia di famiglie che vedono andare in fumo, oltre al sogno della casa, anche i sacrifici di una vita o magari di più vite come nel caso delle famiglie numerose, le più esposte al rischio insolvenza. Ci aspettiamo ora che l’impegno assunto in Aula dall’esecutivo con l’approvazione della nostra mozione si traduca in misure concrete”. Lo afferma il deputato Mario Sberna, primo firmatario della mozione del gruppo ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ sulla sospensione delle procedure di espropriazione relative a immobili adibiti ad abitazione principale,approvata alla Camera.

Leggi il testo della mozione:

1-00924_impignorabilità casa

Leggi il testo del resoconto d’Aula con la dichiarazione di voto finale:

Resoconto con DVF su mozione impignorabilità casa