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MARIO SBERNA IN UNA INTERROGAZIONE AL MINISTRO GIOVANNINI: RIMEDIARE ALLE INIQUITA’ DELLA RIFORMA FORNERO SULLE PENSIONI. IL CASO DEI LAVORATORI PRECOCI E IL PERIODO DI MATERNITA’ NON RICONOSCIUTA NELLA RICOSTRUZIONE DEI CONTRIBUTI

mammaI deputati di Scelta Civica per l’Italia Mario Sberna e Gianluigi Gigli e il deputato di Udc  Paola Binetti chiedono una revisione di alcune norme del sistema pensionistico che porta la firma dell’ex ministro Elsa Fornero. In una interrogazione parlamentare al neoministro Giovannini, i tre deputati chiedono la rimozione di quelle «discriminazioni che violano il principio di equità di trattamento tra uomo e donna, tra sano e malato, tra pubblico e privato, e a discapito di alcune categorie già sufficientemente svantaggiate».

«Da sempre – spiega Mario Sberna – i lavoratori precoci potrebbero andare in pensione anticipata. Oggi molti di loro non lo fanno perché, se non hanno compiuto almeno 62 anni, rischiano di percepire una pensione ridotta rispetto alle aspettative (decurtata dell’1% se hanno 61 anni, del 2% se intendono andare in pensione a 60 anni, del 4% a 59, del 6% a 58, dell’8% a 57, del 10% a 56 anni).

Per la verità una legge dello scorso anno istituiva una deroga alla riforma Fornero, stabilendo che chi avrebbe maturato il requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, avrebbe potuto farlo senza penalizzazioni. La deroga prevede però che nel conteggio dei contributi debbano essere contemplati  solo gli anni in cui il lavoratore precoce ha effettivamente lavorato.  Sono dunque esclusi: l ‘astensione facoltativa per maternità, i periodi di mobilità, di cassa integrazione straordinaria o in deroga, di disoccupazione, i permessi ex lege n. 104 del 1992, l’astensione dal lavoro per donazione di sangue e di emocomponenti, le giornate di sciopero, le aspettative senza assegni a qualsiasi titolo».

«La deroga, dunque, entra in contraddizione con le misure a favore di maternità e lavoro, realtà non sempre conciliabili. Lo dimostrano le statistiche, secondo cui molte donne abbandonano il lavoro al primo figlio e ancor di più abbandonano il lavoro dopo il secondo figlio. A mio giudizio, con il prolungamento dell’età pensionabile, sarebbe stato opportuno prevedere nuovi strumenti di welfare, sostitutivi del lavoro parentale.

La legge 104, istituita per assicurare una corretta tutela ai cittadini disabili, prevede alcuni permessi lavorativi non solo per il disabile, ma anche per il familiare chiamato ad accudirlo. La riforma prevede che i lavoratori pubblici possono recuperare i permessi usufruiti: ma così si introduce una grave discriminazione fra pubblico e privato. Insomma un bel pasticcio, cui occorrerebbe porre rimedio».

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VERSO CRISI DI GOVERNO? MARIO SBERNA: APPELLO AI RESPONSABILI

Enrico-Letta-al-Parlamento«Mentre il presidente Letta era a New York per promuovere l’immagine dell’Italia e garantirne l’affidabilità nei mercati internazionali, in casa nostra c’è chi ha giocato al massacro: a sinistra promuovendo guerriglie precongressuali, a destra chiedendo ai propri parlamentari di firmare dimissioni anticipate e lanciando attacchi assolutamente riprovevoli al presidente Napolitano. Occorre che i parlamentari più responsabili dei due partiti maggiori escano urgentemente allo scoperto e insieme a Scelta Civica si dichiarino fin d’ora indisponibili a far cadere il governo Letta». Così il deputato di Scelta Civica Mario Sberna. «Per realizzare le riforme e alleviare il disagio ormai insostenibile di famiglie, imprese e disoccupati, il paese – sottolinea Sberna – ha bisogno di stabilità. Far cadere il governo significherebbe solo fare il gioco di chi, nel Pdl e nel Pd, spera di lucrare piccoli profitti personali sulle macerie del Paese. Non vi sarebbero vincitori, saremmo tutti vinti, in un paese ormai di serie B».

Intanto, in casa Pdl, falchi e colombe si confrontano. «Le dimissioni da senatore “non sono la modalità giusta” per spingere alla responsabilità le forze politiche». Lo ha detto il senatore del Pdl Carlo Giovanardi spiegando in una nota la sua decisioni di non dimettersi.

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GIOCO D’AZZARDO: PASSA EMENDAMENTO DI MARIO SBERNA. DIVIETO DI PUBBLICITA’ IN FASCIA PROTETTA

gioco azzardoIl deputato bresciano Mario Sberna ha dato battaglia, in questi giorni, alla Camera, presentando numerosi emendamenti alla legge delega con cui il governo intende adottare un sistema fiscale più equo e trasparente orientato alla crescita. L’attenzione di Mario Sberna si è concentrata sul tema del gioco d’azzardo («grazie al quale, forse, lo Stato farà un po’ di cassa, ma a quale prezzo per la nostra società?»). La Camera ha approvato un emendamento – primi firmatari Mario Sberna (SC) e Lorenzo Basso (Pd), fondatori dell’intergruppo interparlamentare contro il gioco d’azzardo – secondo il quale verrebbe vietata la pubblicità del gioco in radio e tv durante la fascia protetta e sarebbe vietata ogni forma di pubblicità, su ogni mezzo, per i giochi d’azzardo che inducono comportamenti compulsivi (slot machine, giochi online ma anche gratta&vinci). Hanno votato a favore dell’emendamento 434 deputati, hanno votato contro in 9. «Un successone». Perché l’emendamento sia inserito nel testo di legge, dovrà prima essere approvato dal Senato.

«Mi pare di percepire una cresciuta sensibilità dei colleghi su questo tema – commenta Mario Sberna –  La follia dell’azzardo, è esplosa negli ultimi anni senza interventi contenitivi da parte dello Stato, salvo il decreto Balduzzi, rimasto però sostanzialmente inapplicato».

 

Per vedere l’intervento di Mario Sberna clicca qui.

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CAMERA AL VOTO SULL’OMOFOBIA. MAGGIORANZA IN ORDINE SPARSO. MARIO SBERNA: VOTERO’ CONTRO

Maggioranza in ordine sparso alla Camera che in queste ore sta votando gli cameremendamenti sulla legge di contrasto all?omofobia. Il deputato Mario Sberna: «Resto dell’idea che in Italia non esiste alcuna emergenza omofobia. Anzi, gli omosex sono sostanzialmente visti con molta simpatia da mass media, artisti, musicisti, giornalisti, scienziati e tutti coloro che fanno cultura. La stragrandissima parte della popolazione italiana non trova alcun motivo per capire di quale drammatica urgenza staremmo parlando da mesi; mentre esiste una concreta discriminazione nei confronti dei poveri, dei rifugiati, dei bambini con più fratelli, dei disabili, dei deboli, degli ultimi, delle donne incinte e delle famiglie. Perciò mi alzerò in piedi e voterò contro questa legge che, a detta degli stessi fautori, è propedeutica al matrimonio (patrimonio in verità) tra LGBT e all’adozione. Mi alzerò in piedi e ci resterò».

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Una operazione da 37 milioni di euro – IMU, PERCHE’ NON ESENTARE LE CASE DATE IN COMODATO GRATUITO AI FIGLI?

imu casa«Equiparare alle prime case ai fini Imu le abitazioni date in comodato gratuito ai parenti in linea retta costerebbe al bilancio dello Stato 37 milioni di euro». Lo rende noto il vicepresidente della commissione finanze della Camera e responsabile politiche fiscali di Scelta Civica, Enrico Zanetti, in relazione alla risposta del governo alla sua interrogazione, sottoscritta anche dai deputati Sc Giulio Sottanelli e Mario Sberna, in cui chiedeva «la stima del minor gettito per le casse erariali in caso di equiparazione delle prime case a quelle concesse a titolo gratuito in comodato d’uso ai parenti di primo grado in linea retta».

«Fin dall’inizio della legislatura – sottolinea Zanetti – abbiamo cercato di ottenere questa equiparazione, ottenendo quanto meno l’approvazione di un ordine del giorno che impegnava il governo a tenerne conto. Appurato che queste sono le somme in gioco, è impensabile che si preferisca investire un miliardo per togliere completamente l’Imu anche al 10 per cento dei proprietari con le abitazioni di maggiore valore e non si dia invece priorità a 37 milioni con i quali si smetterebbe di far pagare come seconde case pure le abitazioni di valore più modesto che i genitori concedono in uso gratuito ai figli che vi risiedono o viceversa». Per questo, conclude, «in sede di conversione in legge del decreto Imu, ci batteremo in Parlamento affinche’ queste storture assurde vengano corrette, senza se e senza ma»

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FAMIGLIE E LOTTA ALLA POVERTA’: MARIO SBERNA ALLA FESTA NAZIONALE DI SCELTA CIVICA

CAORLE02Caorle  è un comune di 12mila anime in provincia di Venezia. Nasce tra le foci dei fiumi Livenza e Lemene e si affaccia sul Mare Adriatico a nord est della Laguna di Venezia fra le località turistiche di Eraclea e Bibione. È qui che, dal 13 al 15 settembre, in piazza Vescovado, si svolgerà «Cambiamo l’Italia», la festa nazionale di Scelta Civica.

Intenso il programma della festa. Sabato 14 settembre il deputato Mario Sberna e il senatore Gianpiero Dalla Zuanna coordineranno un dibattito pubblico sul tema «Le famiglie e la lotta alla povertà». Interverranno Gennaro Iorio (Università di Salerno) e Claudio Sinigaglia, consigliere regionale del Veneto. Appuntamento alle ore 13.30 per l’inizio dell’incontro.

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MARIO SBERNA SABATO IN SAN PIETRO PER LA VEGLIA DI PREGHIERA PER LA PACE IN SIRIA E NEL MONDO

roma_piazza_san_pietro_nuovo_papa_getty_05«Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!». Con parole forti e accorate papa Francesco ha lanciato un nuovo appello perché in Siria la logica del dialogo e del negoziato prevalga su quella della «cieca contrapposizione». Lo ha fatto all’Angelus di domenica 1 settembre, in piazza San Pietro, convocando per il prossimo sabato 7 una giornata di digiuno e di preghiera, e dando appuntamento in piazza San Pietro, dove dalle 19 alle 24 si pregherà per invocare da Dio il dono della pace «per l’amata Nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo». Un invito – esteso a tutti i cristiani, ai credenti di altre religioni e agli «uomini di buona volontà» – che sta riscuotendo numerose adesioni.

Anche Mario Sberna parteciperà, sabato, in San Pietro, alla veglia di preghiera per la pace in Siria e nel mondo.

Per leggere il messaggio di Mons. Vincenzo Paglia alle famiglie italiane clicca qui.

 

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CONDONO AI GESTORI DI SLOT MACHINE. MARIO SBERNA: «MI VERGOGNO DI ESSERE PARLAMENTARE DI QUESTO PAESE»

200544828-001Per la Corte dei conti avrebbero dovuto pagare 2,5 miliardi di euro di multa, ma lo Stato si accontenterà di incassarne solo un quarto, più o meno 600 milioni di euro. Si tratta di un vero e proprio condono che favorirà i gestori del gioco d’azzardo in Italia, finiti tutti nel mirino della magistratura contabile perché tra il 2004 e il 2006 si erano dimenticati di collegare le slot machine dei bar al sistema informatico della Sogei, la società di Information and communication technology del ministero dell’Economia e delle Finanze.

Ora il governo Letta e i partiti che lo sostengono, alla ricerca di fondi per mantenere le difficili e a volte insostenibili promesse economiche fatte in campagna elettorale, si accontenteranno di incassare subito il 25% di quella somma.

A beneficiarne saranno i dieci gestori che erano stati incaricati dai Monopoli di Stato di mettere in rete le macchinette mangia soldi. Sono la Bplus, la Sisal Slot, la Cogetech, la Gamenet, la Snai, la Hbg, la Gmatica, la Cirsa Italia, la Codere e la Gtech. Molte di loro sono in mano a fondi di investimento con teste in Paesi offshore, altre hanno guai giudiziari, altre ancora hanno forti legami politici.

«Speravo che la stagione dei condoni fosse finita. Invece, quello a cui abbiamo appena assistito, è il più vergognoso di tutti» commenta il deputato Mario Sberna, intervistato dal quotidiano Avvenire. Rincara Mario Sberna: «Il fatto che il governo vada a sanare dei furti non mi fa solo arrabbiare, mi fa vergognare. Vergognare di essere un parlamentare di questo Paese». Promette Sberna: «Con gli altri parlamentari impegnati ad ostacolare, come me, la diffusione del gioco d’azzardo, proporrò una mozione contro la misura stabilita dal governo». Il deputato ha pronta anche una interrogazione parlamentare: dove sono finiti i dirigenti dello Stato che avevano il compito di vigilare sul collegamento delle macchinette alla rete telematica?

 

Per leggere l’intervista su Avvenire, clicca qui.

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