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NUOVO ISEE E OMOFOBIA, SI TORNA A PARLARNE A SETTEMBRE. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE E LE OPINIONI DI MARIO SBERNA

isee famDopo la pausa estiva (e la seduta-lampo dello scorso 20 agosto per incardinare il decreto contro il femminicidio) l’attività parlamentare riprenderà all’inizio di settembre.

Tra le tante proposte che arriveranno sui banchi del parlamento (se non ci sarà una crisi di governo dopo la condanna in via definitiva al leader del centrodestra e il prossimo voto in commissione sulla incandidabilità di Silvio Berlusconi) anche quelli relativi all’omofobia e al nuovo Isee.

Ecco qual è lo stato dell’arte dell’iter delle due leggi e la posizione del deputato Mario Sberna

Nuovo Isee – Il vecchio indicatore è destinato ad andare in soffitta dopo dieci anni. Il nuovo, proposto in un Decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) contiene positive novità, ma anche punti critici.

In commissione finanze il deputato Mario Sberna ha fatto sentire la sua voce, avanzando tante perplessità.

«Il relatore appariva sordo alle mie richieste». Poi, però, qualcosa si è mosso. «Ho trovato diversi parlamentari che han riconosciuto credibili i conti da me presentati, frutto di uno studio del Forum delle associazioni famiiari e delle Famiglie numerose. Chiunque si avvicinava a me, incuriosito dalle mie esternazioni, pareva andarsene convinto della bontà della mia tesi». Risultato? «Scelta Civica ha sposato quelle tesi, decidendo di astenersi di fronte alla proposta governativa. Nelle osservazioni emerse nelle commissioni finanza e sociale e messe nero su bianco c’è la richiesta di rivedere le franchigie, che nell’attuale proposta non tengono conto delle famiglie numerose, l’estensione dei benefici delle detrazioni anche ai maggiorenni a carico, il computo della giacenza media annuale dei risparmi nei conti correnti, un trattamento più favorevole per le famiglie che si fanno carico di non autosufficienti». Il cruccio maggiore? «Non esser riuscito a far passare l’idea che ad ogni figlio occorre dare un peso maggiore, assai maggiore rispetto ai ritocchi nei confronti del vecchio Isee. Non è un caso se al crescere del numero dei figli la possibilità che una famiglia scenda sotto la soglia della povertà relativa cresce in maniera sensibile. Un dato che emerge anche dall’ultimo rapporto Istat sulle povertà».

Il parere delle commissioni,  purtroppo, in questi casi, è obbligatoria ma non vincolante: dovrà essere il governo a decidere se accogliere i «consigli» emersi.

In una intervista a Vita.it, il viceministro Maria Cecilia Guerra sembra non dare speranze per ulteriori ritocchi sulla scala di equivalenza, mentre appare più possibilista rispetto alle altre osservazioni emerse dalle commissioni: «Se sente una titubanza nella mia voce – dice alla giornalista Sara De Carli – è solo perché non abbiamo ancora fatto i conti e stabilito esattamente come realizzare gli obiettivi suggeriti».

A proposito di conti, le simulazioni fornite in commissione su richiesta, non convincono molto Mario Sberna: «casi molto specifici, che non fanno chiarezza se il nuovo Isee verrà incontro alle famiglie con più figli. Io temo di no. Anche se riconosco che, se il governo accoglierà le osservazioni emerse dalle commissioni, il nuovo Dpcm dovrebbe essere più digeribile rispetto alla prima versione. La battaglia continua».

Omofobia –  La discussione sul disegno di legge sull’omofobia slitta a settembre. I cinque subemendamenti di cui Mario Sberna era cofirmatario non sono stati presentati, come del resto gli altri 400 pronti – presentati da tutti gli schieramenti, dalla Lega al Pdl, da Scelta Civica al Pd – anche perché nel frattempo i due relatori del ddl (uno del Pdl, Leone, ed uno del Pd, Scalfarotto) hanno a loro volta modificato il testo, stralciando, ad esempio, il termine gender.

Il testo ha superato la commissione giustizia. È arrivato in fretta e furia in Aula, prima della pausa estiva (Mario Sberna ha avuto quattro minuti a disposizione per il suo intervento). Troppo presto, però, perché venisse licenziato. Restano in un discreto numero di deputati (e tra questi anche Mario Sberna) molte perplessità su opportunità e contenuti di questo provvedimento, che vorrebbe estendere anche a reati contro omosessuali la legge Reale-Mancino. Nuovi emendamenti sono alla porta, perché sia garantita almeno la libertà di pensiero e di espressione sull’origine dell’omosessualità e l’eventuale diritto di due omosessuali a sposarsie crescere figli.

Mario Sberna si è appena riletto il Catechismo della Chiesa cattolica. Suona così: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione». Non è sorpreso, dunque, dall’intervista di papa Francesco rilasciata nel viaggio di ritorno dalla Gmg di Rio: «Quella che in tanti hanno battezzato come l’apertura agli omosessuali, in realtà non si discosta di un millimetro dalle posizioni fino ad oggi assunte dal magistero della Chiesa, che ispira il mio impegno in politica». Dunque, prima di tutto «rispetto».

Ma questo gran tam tam sull’omofobia non convince il deputato bresciano. «Intanto il termine omofobia è ambiguo. Letteralmente significa ‘paura di un omosessuale’. Non sono tra coloro che hanno paura di un omosessuale. Ne conosco diversi, ci convivo pacificamente. Se anche nutrissi verso di loro paura, non vedo di quale reato dovrei macchiarmi. Né una paura si può debellare a colpi di legge».  È pur vero che l’Italia non è un paese omofobo, come dimostrano numerose inchieste realizzate da agenzie accreditate: «l’omosessuale, al contrario, è socialmente accettato dai più».

Si vuol dire che la paura genera violenza? «Non mi sembra dimostrato, almeno in questo caso». «Se un naziskin mena un omosessuale, c’è già il codice penale che lo punisce. Perché, dunque, dover inserire l’omosessuale tra le categorie protette? Se un ragazzo con tendenze omosessuali viene deriso a scuola, non è una normativa legislativa, ma un corretto clima educativo, a fermare la legge del branco».

I diritti individuali degli omosessuali non sono oggi sufficientemente tutelati in Italia? «Anche questo non mi sembra dimostrato. L’articolo 3 della Costituzione, al primo comma suona così:  Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e socialiNel caso specifico degli omosessuali, il divieto di discrimazioni fondate su «condizioni personali» sembrerebbe costituzionalmente sancito». 

Gli omosessuali sono discriminati sul lavoro? «Mi pare di no. La legislazione italiana tutela le persone discriminate sul posto di lavoro, per motivi legati all’orientamento sessuale, con l’emanazione del Decreto legislativo n. 216 del 9 luglio 2003 in attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro».

Altro discorso è la scelta di uno Stato di equiparare i diritti di una coppia (e sottolineo coppia) omosessuale a quelle di una coppia etero naturalmente disposta a procreare figli. «Figli – conclude Mario Sberna – che non sono solo un capriccio personale, ma anche una scelta di bene comune, perché danno prospettiva di sopravvivenza ad una comunità, altrimenti condannata al suicidio demografico.

Un solo dato: oggi per ogni grande anziano non autosufficiente ci sono 14 potenziali adulti che possono occuparsi di lui. Nel 2050, con questo trend demografico, solo 6 adulti potranno potenzialmente occuparsi di un over 80enne incapace di alzarsi da letto, lavarsi, mangiare da solo. Senza giovani che pagano contributi (ammesso che trovino lavoro) il sistema del welfare rischia di saltare. Ecco, io ritengo che uno Stato debba premiare quel modello di convivenza capace di generare futuro rispetto ad altri».

 

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IL TESTO COMPLETO DELL’INTERVENTO DI MARIO SBERNA SULL’OMOFOBIA

 Premetto che il mio discorso parte da una convinzione, dimostrabile con gli interventi progressivi che si sono sviluppati in tutti gli altri Stati che hanno legiferato sul tema dell’omosessualità, attraverso un crescendo di richieste fotocopia sulle quali noi siamo al passo due; e la convinzione è, appunto, che si parli di qualcosa di odioso e inaccettabile, come la violenza e l’ingiuria nei confronti di persone, il passo due appunto, per arrivare ad obiettivi lobbistici diversi. Sul passo due in quanto tale, è scontato, questo Parlamento non potrebbe agire in modo diverso: chi fra noi non è contro ogni violenza sulle persone? Tuttavia ogni legge ha delle conseguenze, è sempre propedeutica ad altro ed arriva in Parlamento in base non tanto all’urgenza di quello specifico obiettivo ma, magari con diverse gradazioni da Paese a Paese, ad un altro e più alto, o più basso – dipende dai valori di ognuno – obiettivo. D’altronde una lobby ha sempre la pretesa di svilire la maggioranza per sostituirla.

Quanti sono gli omosessuali in Italia? Secondo alcune associazioni che dicono di rappresentarli, è omosessuale persino un cittadino su dieci. Un dato che considero eccessivo, ma che per una volta voglio prendere per buono. In Italia, è vero, non esiste una legge che riconosca l’ufficialità di una relazione affettiva tra persone – non parenti – dello stesso sesso, stante lo scopo sociale del matrimonio, che non è una certificazione di affettività ma pubblica assunzione di un impegno. Però alcuni enti locali hanno provato a superare la normativa nazionale, approvando l’istituzione di un registro delle unioni civili, cioè il passo uno.

Pisa è stato il primo Comune a dotarsi di questo strumento nel 1997; un flop totale. In quindici anni al registro si sono iscritte una cinquantina di coppie, quelle omosessuali si contano con le dita di una mano; dunque saranno anche il 10% della popolazione ma non sembrano così interessate ai diritti mancati. Verrebbe da dire: tanto rumore per nulla. Le prime coppie iscritte si sono già separate, alcune si sono cancellate dal registro. Altrove non è andata meglio, nonostante da anni il dibattito politico e massmediatico venga sistematicamente occupato dai diritti negati delle coppie omosessuali al punto che, e questo è senz’altro un bene, il nostro Paese si colloca ai primissimi posti al mondo per accettazione e, direi, maggioritaria simpatia verso le persone omosessuali.

Posso sbagliarmi, ma tutto questo tam tam sui diritti negati degli omosessuali, sostenuto dai riflettori dei media su questa o quella battaglia promossa dalla lobby omosessuale, è una minoranza della minoranza omosessuale che li percepisce come indispensabili. Non farà statistica ma noi parlamentari su altri temi siamo stati invasi nelle caselle mail da lettere di cittadini; a favore di questo provvedimento me ne sono arrivate solo un paio. Fuori dai cancelli delle aziende in CIG si parla d’altro, così come al mercato della frutta o in coda per l’ISEE. Pare che la povertà in cui stiamo inesorabilmente scivolando, mentre peraltro i ricchi sono sempre più ricchi, sia considerata dai più la priorità.

Conosco diversi omosessuali: coabitano, si danno una mano in casa, si vogliono bene. Si sentono coppia. Bene. Si sentono discriminati? Mi pare di no. Noto anche un’altra cosa: se un maschio e una femmina si baciano in un luogo pubblico, vengono redarguiti dai vigili e nessuno ne parla più. Se invece il vigile urbano redarguisce una coppia omosessuale per lo stesso motivo, quella stessa sera in quella piazza ci sarà  una manifestazione promossa dall’Arcigay, una richiesta di sospensione dal servizio per il vigile e una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio.

La carriera nelle aziende in cui si sono conosciuti i miei amici gay e lesbo non ha trovato ostacoli. Al contrario, diverse donne con contratto a tempo determinato e promessa di un full-time, sono state gentilmente accompagnate alla porta appena hanno comunicato al loro datore di lavoro di aspettare un bambino. Ci sono mille modi per mettere la donna di fronte ad una scelta: o lavoro o casa.  Dimissioni in bianco firmate prima dell’assunzione, contratti non rinnovati, allontanamento dalla sede del lavoro più vicina a casa… problemi di questo tipo non mi sembra appartengano ad un omosessuale o a un single in genere, che, almeno in linea di principio, può spendere tutto sé stesso per il lavoro. Questi riguardano la mamma lavoratrice ma registro il fatto che, almeno a livello di urgenza e priorità assoluta, l’infelicità di queste donne non fa perdere il sonno a chi stabilisce i lavori d’aula.

Ciascuno degli omosessuali che coabitano e che io conosco,  fa un 730 ed un Isee. Per usufruire di eventuali servizi pubblici il  ‘reddito’ di ciascuno dei due vale uno, mentre chi è coniugato somma il reddito. E così l’omosessuale ha l’accesso agevolato ai servizi mentre i coniugati no. Meglio separati che coniugati. Noto così, come, a fronte di una riduzione progressiva di matrimoni di coppie etero e all’aumento di finte separazioni, la lobby omosessuale sia riuscita a far passare il matrimonio tra persone dello stesso sesso come un’esigenza sentita da tutti gli omosessuali. Insomma, questo istituto – lo dico col sorriso – pare attiri solo le persone omosessuali; spero che in questa attrattiva includano anche la relativa, esagerata, tassazione a carico.

Nei giorni scorsi ho visto i risultati di un sondaggio promosso dalle Famiglie numerose italiane. Alla domanda: siete mai stati vittime di discriminazioni, soprusi, insulti e minacce per il fatto di essere famiglia numerosa? Quasi il 28% delle famiglie hanno risposto «sì, spesso», mentre il 23,51% hanno risposto «sì, è capitato una volta». Le derive neomalthusiane sono lì da vedere. Butto là una provocazione: non è che i veri discriminati siano altri?

Una famiglia numerosa è quella gravata da enormi problemi e per i cui diritti, benché costituzionalmente garantiti, questo Parlamento non ha manifestato mai nemmeno un centesimo della sollecitudine con cui è stato portato per approvazione il presente provvedimento. Se vi è in Italia un soggetto discriminato, e non solo dal punto di vista della giustizia retributiva, questo è la famiglia fondata sul matrimonio, tutelata dalla Costituzione ma sempre negata da Parlamenti e Governi, nonostante si stia parlando, e lo sapevano bene i Padri costituenti, della cellula fondamentale della società, del cuore pulsante della società. Questo stesso governo ha il Ministero per le pari opportunità ma non s’è degnato nemmeno di un sottosegretariato per la famiglia. Nonostante il matrimonio non sia soltanto una relazione affettiva e sessuale ma una relazione orientata a dar vita a una comunità in cui dei bambini nascono e vengono educati ed accompagnati fino all’età adulta e delle persone anziane vengono accudite ed accompagnate fino ad una morte dignitosa. Il matrimonio e la famiglia hanno dunque una funzione pubblica e lo Stato ha interesse a che si formino famiglie e nascano bambini e che questi bambini vengano educati fino a diventare membri attivi e responsabili della comunità civile e politica.

Ma in questo Parlamento nessuno si è accorto che nel 2008 i bambini sotto la soglia di povertà in Italia erano il 10,2% ed oggi sono il 32,2%, collocando il nostro Paese al penultimo posto tra i Paesi cosiddetti sviluppati? In soli cinque anni siamo riusciti ad impoverire un terzo dei nostri figli: ma secondo voi, ve lo chiedo a tutti e in particolare alla Presidenza, quale deve essere la priorità assoluta dell’agenda di questo Parlamento?!?

Dobbiamo certamente combattere ogni ingiuria, insulto, violenza e discriminazione, e lo Stato ha il dovere di proteggere i cittadini omosessuali da prevaricazioni e persecuzioni, ma non dobbiamo per questo perdere il senso delle misure, delle urgenze, dei drammi reali e concreti che si stanno consumando sotto i nostri occhi assonnati: stiamo perdendo le nostre generazioni future, stiamo facendo carta straccia dell’art. 31 della Costituzione che pretendeva di proteggere le famiglie numerose, la maternità, l’infanzia e la gioventù. Ci siamo messi a guardare il dito, mentre la luna si sta adombrando sempre più. E’ giunta l’ora di farla risplendere nuovamente.

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Fisco: Sc si astiene su Isee, aumentare coefficiente figli

(ANSA) – ROMA, 6 AGO – “Scelta Civica si è  astenuta alla Camera sul parere allo schema di decreto per la riforma dell’Isee. Ci sono senz’altro aspetti positivi e di questo ne prendiamo atto, ma siamo ancora distanti da una rimodulazione efficace e soddisfacente. Auspichiamo da parte del governo uno sforzo in più” affinchè il coefficiente dei figli a carico aumenti in misura consistente”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati di Scelta Civica Mario Sberna, Paola Binetti, Gian Luigi Gigli, Giovanni Monchiero, Giulio Sottanelli ed Enrico Zanetti al termine dei lavori congiunti delle commissioni Finanze e Affari sociali della Camera impegnate nell’esame della rimodulazione dell’Isee. “Bene la semplificazione della raccolta dati, la lotta all’elusione e la proposta di estendere anche ai figli maggiorenni a carico i benefici delle detrazioni, ma – sottolineano gli esponenti di Scelta Civica – l’aumento del coefficiente per ognuno dei figli a carico è  per noi un punto fondamentale: non solo perchè ogni figlio rappresenta nella famiglia un costo preciso, ma anche perchè ognuno di loro ha una sua personale identità che deve emergere con concretezza anche dall’Isee. Sarebbe strano se, al momento di pagare la tassa sui rifiuti, ogni figlio avesse un suo peso specifico, che scompare al momento di calcolare l’Isee. Le famiglie numerose, che ormai sembrano quasi una specie in estinzione, meritano ben altra attenzione. Ci sono poi perplessità per quanto riguarda i minori disabili, ai quali non viene affatto riconosciuto il giusto peso nel calcolo Isee, pur essendo evidente che spesso questa condizione obbliga le madri a rinunciare al proprio lavoro per svolgere una funzione di assistenza. Bene la volontà espressa all’esecutivo da parte delle commissioni Finanze e Affari sociali di rivedere sia le franchigie, che si limitano sostanzialmente al primo figlio, sia i correttivi per quanto riguarda il patrimonio mobiliare”.

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FISCO. SC: CRITICITA’ IN NUOVO ISEE, PERCHE’ MANCANO SIMULAZIONI?

(DIRE) Roma, 30 lug. – “Il nuovo Isee e’ sicuramente uno strumento molto piu’ evoluto del precedente, ma presenta comunque alcuni profili di criticita’. In particolare, non capiamo perche’, nonostante reiterate richieste, non siano ancora state fornite simulazioni per tipologie di nucleo familiare che consentano di apprezzare in modo semplice e chiaro come cambiano le valutazioni dei profili tra vecchio e nuovo Isee”. Lo dichiarano i deputati di Scelta Civica Mario Sberna ed Enrico Zanetti, rispettivamente componente e vicepresidente della commissione Finanze della Camera, a margine dei lavori in corso nella VI commissione di Montecitorio. Dicono i deputati di Scelta Civica: “Il peso dei figli a carico, nella taratura del nuovo Isee, dovrebbe essere aumentato: e’ un fatto che ai fini Tares, quando si tratta di far pagare, i figli sono conteggiati con un peso maggiore di quello a loro attribuito ai fini Isee, quando cioe’ si tratta di agevolare”. Inoltre, “ci sono affinamenti da fare sulle modalita’ di conteggio del valore della prima casa e delle giacenze bancarie, ma- sottolineano i due esponenti Sc- la critica principale rimane per ora l’incomprensibile ritrosia a produrre semplici simulazioni: aiuterebbero molto a rendere facilmente percepibili i punti di forza del nuovo strumento, ma, appunto, anche quelli di debolezza”.

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