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NO F-35. MARIO SBERNA CONTRARIO AL PROGRAMMA DI REALIZZAZIONE DELL’AEREO JOINT STRIKE FIGHTER

F35Mario Sberna (Scelta Civica per l’Italia) è stato l’unico parlamentare della maggioranza a firmare la mozione per concludere la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter-F35. La mozione, bocciata dalla maggioranza, chiedeva in particolare la cancellazione della partecipazione italiana al programma di sviluppo e acquisto dei cacciabombardieri F-35. «Nel XXI secolo, dopo 70 anni di pace in Europa ( e duemila di cristianesimo) non mi arrendo all’idea che la pace debba poggiare esclusivamente sulla difesa preventiva. Continuo a sognare un mondo dove le persone possano incontrarsi, conoscersi, rispettarsi».

Osserva Mario Sberna, già presidente delle Famiglie numerose italiane: «con i soldi degli F35, si potrebbe finanziare più di una volta il Fattore famiglia».

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RIPARTE IL FUTURO: TERMINANO I 100 GIORNI, MA L’IMPEGNO CONTINUA

don ciottiOggi scadono i 100 giorni stabiliti da Riparte il futuro per riformare il 416 ter sullo scambio elettorale politico – mafioso. Mario Sberna, Scelta Civica: «Confermo la mia disponibilità e impegno al fine di procedere alla riforma nel tempo più breve possibile.  Il Paese ha bisogno di un segnale positivo e chiaro contro la corruzione».

 

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DODICI PARLAMENTARI DI MAGGIORANZA (SC, PD, PDL) «INTERROGANO» ENRICO LETTA: «INDIVIDUI, FRA I SUOI MINISTRI, UN DELEGATO CHE SI OCCUPI DI FAMIGLIA». LE TANTE QUESTIONI DA AFFRONTARE.

famiglie_minoriDodici parlamentari chiedono al presidente del consiglio Enrico Letta visibilità politica alla famiglia. «Vorremmo che il presidente individuasse, fra i suoi ministri, un delegato che si occupi di famiglia in continuità e coerenza con il dettato costituzionale» afferma il deputato bresciano – ed ex presidente dell’associazione nazionale famiglie numerose –  Mario Sberna (Scelta Civica con Monti per l’Italia) primo firmatario di una interrogazione a risposta orale.

Con lui hanno firmato l’interrogazione i colleghi centristi Gian Luigi Gigli, Federico Fauttilli, Paola Binetti, Rocco Buttiglione, Lorenzo Cesa, gli esponenti del Pd Ernesto Preziosi, Giorgio Zanin, Angelo Senaldi, Edoardo Patriarca e quelli del Pdl Raffaello Vignali e Raffaele Calabrò.

«Oggi in Italia – si legge nella interrogazione – la famiglia resta il maggiore ammortizzatore sociale e la più impegnata agenzia per la crescita delle conoscenze. Le politiche sociali sono definibili come familiari solo se il loro obiettivo prioritario è quello di favorire la famiglia e la sua mission specifica».

Secondo i firmatari dell’interrogazione «il dettato della Carta Costituzionale (articoli 29, 30, 31) non è ancora sufficientemente applicato. I padri costituenti a suo tempo fecero una chiara opzione di valore puntando sulla famiglia come fattore fondativo della società e della ricostruzione». Cosa è rimasto di allora? Al governo di larghe intese – scrivono i firmatari dell’interrogazione – è offerta una opportunità straordinaria: prendere iniziative forti e condivise a favore della famiglia.

 

Le questioni sul tappeto – L’adozione del fattore famiglia, il potenziamento del patto intergenerazionale, la revisione dell’Isee, nuove forme di conciliazione tra i tempi da dedicare al lavoro e quelli da dedicare alla famiglia, il riconoscimento e la valorizzazione del servizio offerto dalle donne ai bambini, ai disabili, agli anziani, ai malati cronici.

I parlamentari pongono anche alcune questioni pratiche: la presidenza del consiglio è già dotata di uno specifico dipartimento, che dovrebbe occuparsi essenzialmente dell’applicazione del Piano nazionale della famiglia, approvato dopo un lungo lavoro di sintesi ed una conferenza nazionale. Quel Piano ha un approccio virtuoso su tante priorità, ma necessita di una governance complessiva, che a livello nazionale sappia operare anche in sintonia con l’associazionismo familiare. Esiste poi un osservatorio nazionale sulla famiglia, che però non può operare per mancanza di un referente istituzionale.

Di qui la richiesta: «se il presidente del consiglio dei ministri non «ritenga necessario attivare una espressa attenzione alla famiglia, conferendole visibilità politica individuando, fra i suoi ministri, un delegato che si occupi di famiglia».

 

Se vuoi leggere il testo completo dell’interrogazione clicca qui

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CAMBIARE CON LA COSTITUZIONE. MARIO SBERNA PARTECIPA A SEMINARIO SUL PERCORSO DI RIFORMA COSTITUZIONALE

BandieraAnche Mario Sberna parteciperà – martedì 25 giugno, alle ore 19 nella Sala Capranichetta di piazza Montecitorio al seminario sul percorso di riforma costituzionale dal titolo «Cambiare con la Costituzione».

«Alcuni di noi – dicono i promotori dell’incontro – hanno espresso molti dubbi sul percorso di riforma costituzionale appena avviato. Dubbi sul metodo che, a nostro avviso, rappresenta un oggettiva anomalia rispetto alle procedure indicate dall’art. 138 della Costituzione. Non ci convince poi l’ampiezza del mandato che prefigura un progetto di riforma complessiva, anziché puntali e circoscritti interventi sui singoli punti critici della seconda parte della Carta. Un approccio che di fatto evoca un potere costituente, invece che un più legittimo potere di riforma costituzionale, che verrebbe esercitato da un Parlamento non eletto con questa finalità.

I nostri dubbi riguardano anche il merito delle modifiche che si vorrebbero introdurre, preventivamente orientate verso un’opzione di tipo semipresidenzialista,come se su questo modello istituzionale fosse già stata siglata un’intesa che non lascia margini ad un vero e libero confronto. Un’opzione che consideriamo pericolosa non per se stessa – non abbiamo pregiudizi ideologici – ma per le ricadute che avrebbe sull’impianto costituzionale, che verrebbe profondamente snaturato, e sul tessuto sociale e civile del nostro Paese.

Non ci sentiamo conservatori, al contrario sappiamo bene che serve introdurre alcune modifiche, tutt’altro che marginali, per restituire efficacia e credibilità alla nostra democrazia e alla forma di governo parlamentare. Occorre superare la debolezza di un sistema che troppo spesso appare autoreferenziale, poco efficace, dispersivo. Ma questi mali si possono curare rispettando lo spirito e la lettera della Costituzione e non agendo contro di essa. Soprattutto non si può attribuire esclusivamente alle istituzioni la responsabilità della crisi politica che attiene ai partiti e da tempo sollecita la loro autoriforma.

Vogliamo condividere i nostri dubbi e le nostre perplessità, al di là delle singole appartenenze di partito, con quanti hanno a cuore il cambiamento e la Costituzione. Ci ritroveremo a discuterne insieme con alcuni amici e studiosi in un primo seminario di approfondimento». Il seminario prevede le relazioni di Luigi Ferrajoli, Giovanni Bachelet, Renato Balduzzi, Ida Dominijanni e Carlo Galli.

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NO IMU A CHI TRASFERISCE LA SUA RESIDENZA IN ISTITUTO DI RICOVERO O RSA. APPROVATO DAL GOVERNO ORDINE DEL GIORNO. PRIMO FIRMATARIO MARIO SBERNA

Il Governo ha accolto un ordine del giorno – primo firmatario il deputato bresciano di Scelta Civica Mario Sberna – impegnandosi a non chiedere più, in futuro,  l’Imu a quegli anziani e disabili che trasferiscono la loro residenza in un istituto di ricovero o in una residenza sanitaria per anziani. «Una scelta di civiltà» commenta Mario Sberna.

Ecco il testo dell’ordine del giorno:

Ordine del Giorno

La Camera, premesso che

il decreto legge 21 maggio 2013 n. 35  interviene in materia  di imposta municipale propria  di cui all’articolo 13 del decreto legge  6 dicembre 2011 n. 201, convertito con modificazioni dalla legge  22 dicembre 2011, n.214, sospendendone il versamento  della prima rata 2013 per alcune categorie di immobili;

tale sospensione è stata disposta nelle more di una riforma  complessiva della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare;

l’attuale disciplina penalizza alcune categorie di immobili che nel precedente regime impositivo godevano di un’esenzione totale o parziale del pagamento del tributo locale

impegna il Governo

nel predisporre  la citata  riforma complessiva della disciplina dell’imposizione fiscale, a considerare l’opportunità e necessità di equiparare il trattamento fiscale stabilito per le abitazioni principali, ad esclusione di quelle appartenenti alle categorie A/1, A/8 e A/9 , per le unità immobiliari possedute a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che trasferiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari, a seguito di ricovero permanente.

Sberna, Zanetti, Sottanelli, Tinagli, Cesaro,Rossi, Nissoli, Caruso, Galgano, Romano, Fauttilli, De Mita, Marazziti, ,Causin, Oliaro, Vecchio, Schirò

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TWITTER, CLONATA L’«IDENTITA’» DEL DEPUTATO MARIO SBERNA. DENUNCIA ALLA POLIZIA POSTALE

FIRENZE_2009_1[1]Dallo scorso 30 aprile un falsarioha aperto l’account fake su twitter «SbernaMario». Ha 87 follower. È un falso in piena regola nei confronti dell’account originale «@mariosberna»  utilizzato (pochissimo per la verità) dal deputato bresciano di Scelta Civica con Monti per l’Italia Mario Sberna, 388 follower. Copiata la fotina del deputato. Il logo richiama allo stesso movimento montiano. Anche la dizione cattolico, amo la mia famiglia, deputato può indurre il follower a pensare di avere a che fare con il vero Mario Sberna.  Negli ultimi giorni i suoi tweet – ne ha spediti ad oggi 338 – si sono fatti particolarmente intensi.  Alcuni anche offensivi, ad esempio, nei confronti dell’Udc, di Massimo D’Alema, di Maria Stella Gelmini, di Rosy Bindi.  Usato un linguaggio particolarmente volgare.

Il deputato Mario Sberna si è visto costretto a sporgere denuncia alla polizia postale per l’opportuna identificazione dell’autore del fake.

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Osservatorio politico famiglie numerose: Il nuovo ISEE non tiene conto abbastanza dei costi dei figli. In una famiglia economie di scala possibili, m poco superiori al 20%. Pari opportunità per tutti solo riconoscendo un parametro di 0,785 figlio.

bollette1Il nuovo Isee non tiene conto delle spese sostenute dai genitori per i propri figli. È quanto rileva uno studio dell’Associazione nazionale famiglie numerose, preoccupata da alcuni punti del testo del decreto del presidente del consiglio dei ministri che arriverà in Parlamento blindato.

L’osservatorio politico delle Famiglie numerose riconosce gli elementi positivi nella riforma del regolamento dell’Isee, primo tra tutti il contrasto all’elusione fiscale: d’ora in poi non sarà più conveniente per una coppia di conviventi dichiarare residenze diverse, al fine di ottenere agevolazioni nei servizi erogati dai comuni. Né assisteremo più a chi, per non denunciare la disponibilità di risparmi, chiude il suo conto corrente bancario prima della fine dell’anno (fino ad oggi le disponibilità bancarie dovevano essere aggiornate al 31 dicembre) per poi riaprirlo pochi giorni dopo, ad inizio anno nuovo.

L’associazione, però, critica altresì diversi elementi contenuti nel Dpcm. Ecco quali

Figli con handicap. E se fossero più di uno? – L’articolo 4 contempla le sottrazioni da fare nel calcolo del patrimonio.

Fino ad un massimo di cinquemila euro potranno essere sottratti dal patrimonio disponibile in presenza di disabili. «Bene. Ma se i figli disabili fossero più di uno?» si chiede il direttore dell’osservatorio Anfn Alessandro Soprana.

Se si è in affitto – Fino ad un massimo di settemila euro potranno invece essere sottratti dal patrimonio disponibile – per valutare l’effettiva ricchezza del nucleo – se la famiglia vive in un appartamento in affitto. «Bene. Ma le famiglie numerose hanno bisogno di case adeguate che, data la superficie, costano di più».

Alla legittima obiezione: «non occorre affittare per forza una casa grande» Alessandro Soprana risponde: «eppure la legge prevede limiti minimi di superficie per inquilino e più di una volta le famiglie numerose non hanno ottenuto una casa popolare perché di superficie non idonea».

Se si vive in case di proprietà – Non finisce qui. Il single che ha una casa di proprietà può usufruire, nel calcolo dell’Isee, di una franchigia di 5mila euro. Una cifra che cresce di 500 euro per ogni componente il nucleo famigliare successivo al primo, fino ad un massimo di 7000 euro, ovvero fino a cinque componenti (moglie, marito, tre figli). E le famiglie composte da più di cinque componenti?

La scala di equivalenza – Il punto su cui si concentrano le critiche dell’osservatorio Anfn è la scala di equivalenza. Il nuovo Isee lascia sostanzialmente invariato il valore dei figli della vecchia scala. Il primo figlio – o nonno in casa – varrà 0,47, il secondo 0,42, il terzo 0,39, dal quarto in poi 0,35. Se i figli sono minorenni, parametri ritoccati: al nucleo familiare «in cui entrambi i genitori o l’unico presente abbiano svolto attività di lavoro e di impresa per almeno sei mesi nell’anno di riferimento dei redditi dichiarati» il parametro della scala di equivalenza riconoscerà un coefficiente aggiuntivo di 0,2 complessivo (un vantaggio che già esisteva nel vecchio Isee). Inoltre se i figli minorenni sono almeno tre, il parametro salirà di un ulteriore 0,2 sul totale, se i figli minorenni saranno quattro la maggiorazione sarà di 0,35 sempre sul totale, se i figli minorenni saranno almeno cinque la maggiorazione sarà di 0,5.

Ritocchi giudicati insufficienti da Anfn. Commenta Alessandro Soprana: «Abbiamo provato a fare delle simulazioni, arrivando alla conclusione che economie di scala in presenza di più componenti non permettano risparmi molto superiori al 20% per ogni componente aggiuntivo». Esistono, insomma, nella gestione dell’economia di una famiglia, spese indivisibili, prime tra tutti le spese mediche e d’istruzione dei figli.

Secondo Anfn, per «mantenere inalterato il livello di vita di ogni componente, la scala di equivalenza dovrebbe valutare meglio i figli, riconoscendo loro un parametro pari a 0,785 a figlio». Sotto quella soglia, le opportunità per ogni figlio si riducono. «Ad esempio, molti figli di famiglie numerose – commenta Carlo Dionedi – devono rinunciare, obtorto collo, ad iscriversi all’Università».

La scala di equivalenza simulata da Anfn si avvicina, tra l’altro, al quoziente familiare alla francese, al quoziente Parma, annullato dall’attuale giunta Pizzarotti e al Fattore Famiglia del Forum.

Ma la scala equa dilaterebbe gli aventi diritto e potrebbe essere insostenibile economicamente… «Vero. Ma sarebbe sufficiente abbassare l’Isee per accedere alle prestazioni e si avrebbe il riequilibrio economico».

«In conclusione se questa è la riforma tanto attesa possiamo dire che stavamo meglio quando stavamo peggio» osserva Soprana.

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FAMIGLIE NUMEROSE: «FIGLI SOPRAVVALUTATI PER LE BOLLETTE. VALGONO MENO QUANDO LO STATO DEVE RICONOSCERE ALLE FAMIGLIE LE AGEVOLAZIONI». IL PRESIDENTE GIUSEPPE BUTTURINI: «DAL NUOVO ISEE CI ASPETTIAMO MOLTO DI PIU’»

Tares-la-nuova-tassa-sui-rifiuti_h_partbParadosso italiano: gli enti locali, le Ato, le aziende erogatrici di luce e gas, quando fanno una stima dei consumi di un nucleo familiare, danno molto peso ai nostri figli. Quando però Stato e comuni ricorrono alla lettura dell’Isee per stabilire la quota di compartecipazione di una famiglia alle spese di gestione di un nido, di una mensa o dell’Università, improvvisamente i figli valgono meno, molto meno. È quanto rileva l’Associazione nazionale famiglie numerose, preoccupata per i contenuti della bozza del nuovo Isee «da cui ci aspettavamo una radicale revisione delle scale di equivalenza, che invece sono rimaste pressoché immutate» osserva il presidente Anfn Giuseppe Butturini.

Tares – Emblematico il caso della Tares, ovvero l’imposta su tributi e servizi, introdotta dal decreto salva Italia  del 6 dicembre 2011 e convertita in legge poche settimane più tardi. La Tares sostituisce la Tariffa di igiene ambientale (Tia) e la Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu). Dovrà coprire il 100% del costo del servizio sostenuto dai comuni e finanziare i cosiddetti servizi indivisibili forniti dall’ente locale: illuminazione pubblica, manutenzione strade, polizia locale, aree verdi. «Tutte voci – commenta Alfredo Caltabiano, consigliere nazionale Anfn – che fino ad oggi pensavamo di pagare, ad esempio, con l’addizionale comunale Irpef».

Secondo Caltabiano la «Tares si prospetta come una vera e propria tassa sui figli: cresce all’aumentare del numero dei componenti». Un criterio che ispira la parte fissa dell’imposta. Ma soprattutto la parte variabile.

Proviamo a fare due conti, simulando una famiglia composta da papà, mamma e uno o più figli – che chiameremo famiglia Rossi – in una casa da 80 mq in un comune superiore alle cinquemila anime.

Nel nord Italia se quella famiglia ha un figlio dovrà pagare 242 euro di Tares (una cifra cui occorre aggiungere l’addizionale provinciale), se ne ha due 292, euro, se ne ha tre 349 euro, se ne ha quattro 393. In centro Italia l’ipotetica famiglia Rossi dovrà pagare 247 euro se un figlio, 297 se ne ha due, 354 se ne ha tre, 398 se ne ha quattro. Nel sud Italia la stessa famiglia dovrà versare al suo comune 251 euro se ha un solo figlio, 290 se ne ha due, 331 se ne ha tre, 361 se ne ha quattro.

Come si arriva a questo calcolo? La tariffa fissa definita per ogni metro quadro della casa, viene moltiplicata per un coefficiente proporzionale di produttività dei rifiuti che cresce insieme al numero degli abitanti in quella casa. Quanto alla parte variabile, la presenza di un figlio tra le quattro mura domestiche determina un aumento di un coefficiente pari allo 0,4 (se il comune decide di applicare tariffe in «fascia bassa») o allo 0,5 («fascia alta»); la presenza di due figli di un ulteriore coefficiente pari allo 0,4 («fascia bassa») o 0,7 («fascia alta»). Commenta l’esperto: «Chissà per quale motivo si assume il principio secondo cui il secondo figlio (0,7) debba sporcare molto più del primo (0,5)».

Con tre figli la famiglia pagherà ancora di più: l’aumento corrisponde ad un coefficiente pari allo  0,7 (se il comune applicherà una tariffa in «fascia bassa») o di 0,6 («fascia alta»). Dal quarto figlio in poi un ulteriore aumento pari ad un coefficiente di 0,5.

Isee – Se questo è il valore dato ad ogni figlio quando una famiglia è chiamata a pagare un’imposta, ben diverso è il valore che gli enti locali o lo Stato danno ad ogni figlio quando dovrebbe riconoscere alla famiglia agevolazioni per le prestazioni erogate.

Agevolazioni che si applicano sulla base della certificazione Isee. Nell’Indicatore della situazione economica equivalente la ricchezza di una famiglia viene calcolata sommando il  reddito da lavoro con il reddito (figurativo) derivante da attività finanziarie, i risparmi depositati in banca e il valore della/e casa/e di proprietà (se ce ne sono) e detraendo le eventuali spese di affitto.

Il risultato di questa operazione dovrà essere poi suddiviso per un «parametro relativo alla famiglia». Nella scala di equivalenza applicata per giungere a questo parametro, almeno fino ad oggi, il primo figlio vale appena 0,47, il secondo 0,42, il terzo 0,39, il quarto 0,35.

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NUOVO ISEE: LE PERPLESSITA’ DI MARIO SBERNA «POCO VALORE AD OGNI FIGLIO»

IseeNon piace a Mario Sberna (Scelta Civica) la bozza del nuovo Isee: «I valori dati ad ogni figlio nella scala di equivalenza sono stati appena ritoccati. Occorre fare molto di più, riconoscendo alle famiglie gli sforzi compiuti per crescere la prole». «Oggi – osserva il deputato di Scelta Civica – alla nascita di un figlio, la coppia vede automaticamente ridotto il proprio reddito disponibile».

Mentre in Italia il valore dato ad ogni figlio è decrescente, in Francia avviene il contrario: al primo e secondo figlio viene dato un valore pari allo 0,50, dal terzo figlio in poi un valore pari a uno.

Un figlio dalla nascita alla laurea costa ai suoi genitori tra i duecento ed i trecentomila euro. Agli stessi genitori lo Stato riconosce oggi, attraverso detrazioni e assegni familiari, un beneficio che va da un massimo di 2.694 euro all’anno (per i redditi meno abbienti) fino a zero».

Sul nuovo Isee era intervenuto questa mattina anche Giuseppe Butturini, presidente nazionale delle Famiglie Numerose. «Ci aspettavamo che si mettesse mano alla scala di equivalenza. Ed invece dalla nuova bozza pare che il valore dato ad ogni figlio sia pressoché immutato».

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Assistenza sanitaria a conviventi stesso sesso,l’ufficio di presidenza della Camera dà ok. Le perplessità di Mario Sberna in una lettera al presidente Laura Boldrini

PARLAMENTO ESTERNO 2L’ufficio di presidenza della Camera ha accolto, a maggioranza, la richiesta di Ivan Scalfarotto (Pd) di vedere estesa, dietro il pagamento di una quota, l’assistenza sanitaria integrativa anche al compagno dello stesso sesso.
I deputati di Scelta Civica Mario Sberna e Gian Luigi Gigli chiedono all’organo della Camera di riconsiderare la decisione. I due parlamentari hanno scritto una lettera al presidente della Camera Laura Boldrini e all’ufficio di presidenza di Montecitorio, parlando di «iniziativa di chiaro sapore ideologico, realizzata facendo valere diritti che costituiscono già un privilegio. Per dirla con Orwel i cittadini sono tutti uguali, ma alcuni parlamentari sono più uguali degli altri.